Isola in felice

Isola in felice

La parola “potere” è così presente nella nostra vita che quando ci chiediamo di darle un significato ci troviamo in difficoltà, tanto da essere costretti a rispondere che il potere… è il potere!
Per spiegare la natura del potere, il processo di istituzione, la sua ragion d’essere mi sono immaginato un cerchio di uomini primitivi attorno a un fuoco.
Questi uomini hanno un problema: non c’è da mangiare.
Dopo un minuto di silenzio, in cui ognuno ha guardato fissamente la fiamma come ipnotizzato, l’uomo più anziano si rivolge a un giovane cacciatore, il più esperto, il più coraggioso, il più forte e gli dice: “Te la senti di guidare una spedizione al di là delle montagne e di inseguire il branco di cervi che è scappato in quella direzione?”
Il giovane cacciatore, arrossendo per una investitura così importante, annuisce orgoglioso e risponde: “A patto che io possa scegliere gli uomini che verranno con me.”
Quello che ho descritto, in maniera semplice, è il processo di istituzione di una responsabilità.
Il capo villaggio si è fatto interprete di un bisogno di tutta la tribù, un bisogno reale e urgente; ha valutato che c’era necessità di un uomo che fosse in grado di partire, inseguire un branco di cervi, guidare un gruppo, cacciare e riportare i cervi al villaggio; lo ha quindi scelto e, davanti al fuoco, in presenza di tutta la tribù, lo ha investito di un potere e di un dovere, in una parola di una responsabilità.
Anche il capo villaggio si è assunto una responsabilità, esercitando un potere e compiendo un dovere: mettendo in campo la sua esperienza, la sua saggezza, la sua autorevolezza, ha riconosciuto un bisogno, analizzato le possibili soluzioni e scelto un uomo che potesse risolverlo.
Il processo di istituzione di una responsabilità si articola in quattro fasi:
– Presa di coscienza di un bisogno che chiamiamo interesse.
– Individuazione dell’insieme delle competenze necessarie per soddisfare l’interesse che chiamiamo capacità.
– Scelta da parte del mandante di colui che dovrà soddisfarlo, il mandatario.
– Assunzione di una responsabilità che chiamiamo mandato.
Mandatario è un medico, un professore, un pilota d’aereo, un gelataio, un musicista: ognuno di loro soddisfa un interesse sociale, che si chiami desiderio di un gelato o bisogno di essere curato; ognuno di loro ha studiato per ottenere la capacità necessaria per svolgere la professione che ha sempre sognato e ognuno di loro si è sottoposto a un criterio di scelta.
E ognuno di loro, nel proprio ambito, detiene un potere e si obbliga a un dovere e quindi si assume una responsabilità.
La responsabilità sociale è quindi un binario le cui rotaie sono il potere e il dovere.
Ogni cittadino è mandante e mandatario al tempo stesso, mandatario nell’esercizio della sua professione, mandante quando usufruisce di tutti i mandati sociali svolti dai suoi concittadini e in quanto, in qualità di cittadino, è parte di una collettività che si è data un sistema di selezione dei mandatari sociali.
Per fare un esempio, il gelataio è un mandatario, perchè ha il mandato sociale di fare il gelato, ma è anche mandante quando, abbassata la saracinesca, prende un aereo per New York con la sua famiglia e affida al pilota d’aereo il mandato di farlo atterrare sano e salvo.
La responsabilità sociale è quindi una relazione reciprocamente gerarchica frutto di un processo che è democratico perché per ognuna delle sue quattro fasi è prevista una procedura e un controllo scientificamente validi, sicuramente migliorabili comunque condivisi.
A questo punto possiamo porci questa domanda: le quattro fasi del processo di istituzione della responsabilità politica sono sufficientemente democratiche?
La risposta è no.
Analizziamo la prima fase: il mandante cioè la collettività, elabora un interesse consapevole e legittimo? No, il nostro interesse non è l’attuazione dei diritti sociali e politici ma quello di vedere rappresentate le nostre istanze ideologiche. Si potrebbe obiettare che questo non è vero, che ognuno di noi pretende giustizia sociale, qualità dei servizi, rispetto dei diritti universali dell’uomo. In linea teorica questo è vero, ma,in concreto, perché  allora ci indigniamo e scendiamo in piazza solo per rivendicare i nostri diritti e non per rivendicare il nostro vero “interesse”, il primo e il più importante dei nostri diritti, quel diritto dal quale, se attuato, deriverebbe l’attuazione di tutti gli altri diritti, cioè il diritto di avere un sistema rigoroso, severo, efficiente che selezioni la nostra classe politica?
La classe politica, il mandatario, ha le prerogative per svolgere il suo mandato? Ha svolto un percorso formativo che le fornisca le necessarie competenze? E’ onesta? Esperta? Appassionata del proprio lavoro? Lascio a voi la risposta.
Analizzando la fase successiva, quella del criterio di scelta, è efficace il voto per selezionare una classe politica? Andiamo a votare per chi vuole diventare medico, insegnante, pilota d’aereo? O pretendiamo che abbiamo una laurea, una esperienza, un certificato, una professionalità? Perchè noi, il mandante,non avendo la capacità di scegliere il mandatario politico (così come non abbiamo la capacità di scegliere i medici, gli insegnanti, i piloti d’aereo) non ci siamo dotati, in quanto società, di un sistema formativo e selettivo per farlo? Perché la professione politica è l’unica professione per la quale non esiste un sistema selettivo per accedervi? Sappiamo già qual è la risposta a questa domanda: stiamo in silenzio, non troviamo motivi per giustificare la risposta, abbassiamo la testa, rassegnati, masticando amaro, impotenti.
E, infine, il mandato che assegniamo alla classe politica prevede regole di ingaggio che delimitino, controllino, sanzionino la responsabilità politica? Il mandato prevede che maggioranza e minoranza lavorino insieme, come colleghi e non avversari, che trovino una mediazione tra diverse visioni, che mettano a disposizione la loro competenza e la loro intelligenza senza pregiudizio e con spirito costruttivo? Che producano leggi a maggioranza qualificata (cioè i due terzi del totale o tre quarti del totale) invece che a maggioranza semplice o assoluta?  No, ahimè, anche questa risposta è negativa.
L’intero processo di istituzione della responsabilità degenera in una relazione gerarchica di potere e non di responsabilità, relazione univoca e illegittima, che sfocia in privilegio, corruzione, clientelismo rendendo la classe politica un’isola felice per i suoi abitanti e infelice per noi chi ci nuotiamo attorno.